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  <name>Il primo dopoguerra. Colonia, Milano e Parigi</name>
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  <md:version>1.5</md:version>
  <md:created>2006/07/25 09:01:23 GMT-5</md:created>
  <md:revised>2006/07/28 15:48:23.301 GMT-5</md:revised>
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      <md:firstname>Marco</md:firstname>
      
      <md:surname>Braggion</md:surname>
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    <md:keyword>Elektronische</md:keyword>
    <md:keyword>Elettronica</md:keyword>
    <md:keyword>Fonologia</md:keyword>
    <md:keyword>GRM</md:keyword>
    <md:keyword>Musica</md:keyword>
    <md:keyword>Musik</md:keyword>
    <md:keyword>Storia</md:keyword>
    <md:keyword>Studio</md:keyword>
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  <md:abstract>Quetso modulo parla della storia della musica elettroacustica subito dopo la Second Guerra mondiale; in particolare focalizza l'attenzione sulle realtà francesi, tedesche e italiane.</md:abstract>
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    <para id="delete_me">Dopo il secondo conflitto mondiale, le radio escono rafforzate. In molte di esse nascono studi di musica elettronica per far fronte a necessità interne, quali: la realizzazione di laboratori con strumentazione di misura e di manutenzione; la ricerca di nuovi sistemi di produzione del suono; la realizzazione di sigle e stacchi pubblicitari. Dell'utilizzazione e dell'interesse limitati da parte delle stesse stazioni radio, approfittano una serie di giovani ed intraprendenti compositori, per esplorare le possibilità dei nuovi strumenti elettronici. 
Tra i molti studi sorti in questo periodo, esamineremo i tre più importanti per la produzione di lavori ormai entrati nel repertorio classico:</para><list id="element-707" type="bulleted"><item>Il <emphasis>Groupe de Recherches Musicales</emphasis> (GRM) di Parigi;</item>
	<item>Lo <emphasis>Studio für Elektronische Musik</emphasis> di Colonia;</item>
	<item>Lo <emphasis>Studio di Fonologia Musicale</emphasis> di Milano.</item></list>
<section id="parigi">
  <name>Parigi</name>
<para id="element-347">Uno dei primi compositori di musica elettroacustica fu l'ingegnere francese Pierre Schaeffer. Annunciatore per la <emphasis>Radiodiffusion Française</emphasis> (RF), nel 1942, durante l'occupazione delle truppe tedesche,  fondò  a Parigi un piccolo studio di ricerca sonora. Dapprima chiamato Studio d'Essai, venne ribattezzato nel 1946 Club d'Essai e servì a sperimentare e a costruire suoni per la radio e per la composizione musicale. 
</para><para id="element-919">La caratteristica principale dell'approfondimento sonoro di Schaeffer fu l'uso di registrazioni di <emphasis>rumori</emphasis> come ingredienti per la composizione. Questo nuovo tipo di musica venne definito dallo stesso Schaeffer con il termine <emphasis>Musique Concrète</emphasis>. 
</para><para id="element-15">La fortuna della <emphasis>Musique Concrète</emphasis> è legata alla particolare coincidenza di presupposti tecnologici (lo sviluppo delle tecniche di riproduzione e la crescente capacità di manipolazione delle tecniche di riproduzione) e sociali (l'accresciuta importanza della radio come mezzo di comunicazione, la necessità della costituzione di una drammaturgia radiofonica e la progressiva accettazione del suono riprodotto) del tempo. L'estetica della <emphasis>Musique Concrète</emphasis> emancipa il rumore e porta nel contempo l'attenzione del compositore sull'elaborazione del timbro sonoro. In questo senso viene rivalutato l'<emphasis>objet sonore</emphasis> come elemento primordiale del più elaborato <emphasis>objet musical</emphasis>. 
</para><para id="element-252">Le prime composizioni che utilizzarono solo suoni registrati, furono cinque brevi studi, tutti composti nel 1948:
</para><list id="element-533" type="enumerated"><item><emphasis>Etude aux Chemins de Fer</emphasis> che usa come palette sonora i suoni della locomotiva a vapore e può considerarsi un primo approccio alle tecniche sopracitate;</item>
	<item>	<emphasis>Etude aux Tourniquets</emphasis> che usa suoni di coperchi e di strumenti a percussione. Questo studio approfondisce l'interazione tra ritmo interno dell'oggetto sonoro e ritmo imposto, e le possibilità tematiche e lineari (tecniche canoniche, antifonali, etc.) di brevi cellule caontenute negli oggetti sonori;</item>
	<item>	<emphasis>Etude aux Piano I (Violette)</emphasis> che introduce per la prima volta oggetti sonori tratti da uno strumento musicale (il pianoforte, suonato da Pierre Boulez) e ne approfondisce l'elaborazione temporale (suoni rovesciati, elisione degli attacchi, etc.); 
</item>
         <item>	<emphasis>Etude aux Piano II (Noire)</emphasis> che estende l'elaborazione degli oggetti sonori agli aspetti inarmonici del timbro ed alle sonorità collaterali sino ad un completo snaturamento degli oggetti in sé;
</item>
         <item>	<emphasis>Etude aux Casseroles (Pathétique)</emphasis> che usa suoni di barche, pentole, voce, armonica e piano. Questo studio è il più sofisticato della serie: prende in considerazione la dimensione fisica dell'oggetto sonoro e ne elabora la musicalità nascosta.   
</item>
</list><para id="element-803">In queste composizioni, denominate successivamente dallo stesso Schaeffer <emphasis>Les Incunables</emphasis>, il rumore viene considerato a tutti gli effetti uno strumento musicale; questa rivalutazione del rumore come strumento musicale era stata anticipata dal movimento futurista (Lo stesso Schaeffer si rifà nel suo diario  a "Luigi Russolo come precursore del montaggio di rumori radiofonico".).</para><para id="element-489">Per comporre <emphasis>Les Incunables</emphasis>, Schaeffer utilizzò dei dischi di cera con solchi chiusi (per costruire loop). Le uniche variazioni possibili erano l'accumulo di segnali sugli stessi dischi di cera (utilizzando la ri-incisione) e la variazione della velocità dei fonografi. Gli anelli (o loop) limitavano le registrazioni dei suoni dal punto di vista temporale e aggiungevano rumore alle operazioni di overdubbing; ovviamente anche la velocità dei fonografi aveva un limite: questo si traduceva in una limitata possibilità di trasposizione in ambito tempo-frequenza. 
</para><para id="element-673">Dopo aver riscontrato un buon successo con una trasmissione radiofonica degli <emphasis>Etudes</emphasis> (il cosiddetto <emphasis>Concerts de Bruits</emphasis>), Schaeffer riuscì ad affiancarsi alcuni giovani collaboratori, tra cui Pierre Henry e Jacques Poullin. 
</para><para id="element-429">Nel 1951 lo studio fu ribattezzato <emphasis>Groupe de Recherche de Musique Concrète</emphasis> e attirò da subito molti compositori, tra cui André Hodeir, Pierre Boulez, Olivier Messiaen, Karlheinz Stockhausen, Michel Philippot, Pierre Henry ed Edgar Varèse (dove compose alcune parti del nastro di <emphasis>Dèserts</emphasis>). 
</para><para id="element-542">Nel 1958, dopo essersi distaccato dal primo studio, Schaeffer - con Luc Ferrari e François-Bernard Mâche - ne costituisce un altro, detto <emphasis>Groupe de Recherches Musicales</emphasis> (GRM). A quest'ultimo fece parte anche Iannis Xenakis, il quale compose qui, tra le altre cose, <emphasis>Concret PH</emphasis> (1958).
</para>   
</section>
<section id="colonia">
  <name>Colonia</name>
<para id="primo">Nel 1948 Homer Dudley, dei Bell Telephone Laboratories di Murray Hill (NJ - USA), visita Werner Meyer-Eppler, direttore dell'Istituto di Fonetica all'Università di Bonn. Dudley mostra a  Meyer-Eppler un <emphasis>Vocoder</emphasis>: uno strumento per modificare elettronicamente la voce. 
</para><para id="element-906">Dopo un anno Meyer-Eppler usò esempi registrati con il vocoder per illustrare un articolo a una conferenza a Detmold. Qui conobbe Robert Meyer, che lavorava alla <emphasis>Westdeutscher Rundfunk</emphasis> (WDR) a Colonia. Iniziò un proficuo sodalizio tra i due che portò - tra gli altri - alla conoscenza di Herbert Heimert. 
</para><para id="element-848">I tre fondarono alla fine del 1951 lo <emphasis>Studio für Elektronische Musik</emphasis> negli studi della Westdeutscher Rundfunk di Colonia. Quasi contemporaneamente (all'inizio del 1952), Bruno Maderna lavorava con Meyer-Eppler a Bonn alla composizione e realizzazione di <emphasis>Musica su due dimensioni</emphasis>, per flauto, voce e nastro. La composizione fu presentata la stessa estate alla scuola estiva di Darmstadt. Fra il pubblico c'erano Pierre Boulez, Karel Goeyvaerts, Gottfried Michael Koenig e Karlheinz Stockhausen: tutti vennero invitati a lavorare allo studio di Colonia.
</para><para id="element-801"><emphasis>Musica su due dimensioni</emphasis> fu la prima opera associata allo studio, ma non ne esprimeva a pieno l'estetica. L'idea di Eimert era quella che la musica elettronica fosse un'estensione del serialismo, cioè una struttura  che regolasse fino nel minimo dettaglio il suono e la composizione musicale. Questa struttura è la <emphasis>serie</emphasis>, la quale regola ogni aspetto della composizione - non solo le note, ma anche il timbro, la durata, l'ampiezza, il tipo di attacco e ogni altro parametro sonoro (per questo si parla anche di <emphasis>serialismo integrale</emphasis>). Una differenza fondamentale con lo studio di Parigi fu la scelta dei suoni: nello studio di Colonia i suoni saranno prodotti (almeno per le prime produzioni) solo con sorgenti di sintesi artificiali. L'equipaggiamento consisteva in: un generatore di onde sinusoidali; un generatore di rumore bianco; il <emphasis>Melochord</emphasis> di Harald Bode (una sorta di <emphasis>Trautonium</emphasis> che possedeva anche un filtro controllabile da una seconda tastiera ed un dispositivo per il vibrato); un modulatore ad anello; un filtro; etc.
</para><para id="element-222">Karlheinz Stockhausen iniziò a lavorare nel 1952 nello studio di Colonia. Qui compose e realizzò molti lavori che misero in luce le potenzialità dello studio. Tra i classici possiamo citare: <emphasis>Studie I</emphasis> (1952), <emphasis>Studie II</emphasis> (1954), il capolavoro <emphasis>Gesang der Jünglinge</emphasis> (1956) che utilizzò suoni registrati di voci bianche, <emphasis>Kontakte</emphasis> (1960), <emphasis>Hymnem</emphasis> (1967) e altri. 
</para><para id="element-696">Tra i molti compositori che frequentarono lo studio si possono ricordare: Giselher Klebe, Gottfried Michael Koenig, Ernst Krenek, Franco Evangelisti, György Ligeti, Mauricio Kagel, Peter Eötvös, Bernd Alois Zimmermann, Roger Smalley, Iannis Xenakis, e molti altri. 
</para>
</section>
<section id="milano">
  <name>Milano</name>
<para id="secondo">Lo <emphasis>Studio di Fonologia Musicale</emphasis> viene creato ufficialmente nel 1955 nella sede della <emphasis>Radio Audizioni Italiane</emphasis> (RAI) di Milano. I fondatori sono Bruno Maderna e Luciano Berio come direttori artistici, insieme al fisico Alfredo Lietti e al tecnico Marino Zuccheri. </para><para id="element-624">La caratteristica di questo studio era quella di una apertura e di un interesse a tutte le varetà di elaborazione sonora. Per un periodo fu uno degli studi all'avanguardia in Europa: poteva infatti vantare 9 oscillatori, dei generatori di rumore, varî modulatori, un pannello di filtri, un <emphasis>Tempophon</emphasis> (un regolatore di tempo e frequenza che permetteva di variare la durata del tempo di registrazione mantenendo inalterata l'altezza), etc. 
</para><para id="element-811">Tra i lavori più importanti possiamo menzionare:</para><list id="element-531" type="bulleted"><item> <emphasis>Scambi</emphasis> (Pousseur, 1957);</item>
	<item><emphasis>Thema - Omaggio a Joyce</emphasis> (Berio, 1958) nel quale viene utilizzata la voce della cantante Cathy Berberian;</item>
	<item><emphasis>Continuo</emphasis> (Maderna, 1958);</item>
        <item><emphasis>Fontana Mix</emphasis> (Cage, 1958);</item>
        <item><emphasis>Invenzione su una voce</emphasis> (Maderna, 1960);</item>
<item><emphasis>Omaggio a Vedova</emphasis> (Nono, 1960);</item>
<item><emphasis>Visage</emphasis> (Berio, 1961);</item>
<item><emphasis>Le Rire</emphasis> (Maderna, 1962);</item>
<item><emphasis>La fabbrica illuminata</emphasis> (Nono, 1964);</item>
<item><emphasis>Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz</emphasis> (Nono, 1966).</item></list>
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